domenica 12 gennaio 2014

cuore di aliante...





io l'ombra che andò via
costeggiando il muro o restando lì
l'uomo che cercò la sua profezia
dritto nel futuro e poi si smarrì
suono di tam tam e io ci ballo su
da tutta una vita fulminea
come un viaggio in tram che ti siedi giù
e è il capolinea
io l'onda che si alzò
su dal mare scuro dell'umanità
l'urlo che si udì quando rimbalzò
forte sul tamburo della libertà
sogno di colei che è la mia follia
e mai questa ferita rimargina
e che dai libri miei ha strappato via
l'ultima pagina
sono acqua di foce ed è una croce
non sapere mai se la mia voce
è fiume o oceano e non c'è no fiume
che due volte sia capace
di bagnarmi e darmi pace
perché il tempo se ne va e tutto tace
io resto qua nell'irrealtà
dell'immenso velo del mio cielo a metà
sarà una nuova età o solo un'altra età
il volo di un eterno istante
nel mio cuore di aliante
io l'indio che partì
nel cammino duro di cercare sé
l'arco che lanciò una freccia qui
dentro un cuore puro luogo che non c'è
sonno di amnesie che non dormo più
ma non ho finito di esistere
con queste energie cresco la virtù
di resistere
sono acqua di fonte che al suo monte
non può ritornare e il mio orizzonte
è solo vivere e vivere da solo
come un sasso di un torrente
che non ferma la corrente
perché il tempo se ne va e lascia niente
io resto qua nell'irrealtà
dell'immenso raggio del mio viaggio a metà
sarà una nuova età o solo un'altra età
il volo di un eterno istante
nel mio cuore di aliante
a combattere il tempo come si fa
si può battere solo
a tempo di musica
non ti abbattere al tempo che se ne va
lo puoi battere ancora
a tempo di musica sul tempo che va
a tempo di musica nel tempo che va
io resto qua nell'irrealtà
dell'immenso fondo del mio mondo a metà
sarà una nuova età o solo un'altra età
il volo di un eterno istante
nel mio cuore di aliante
io a combattere il tempo
l'ombra che andò via
costeggiando il muro o restando lì
l'uomo che cercò la sua profezia
dritto nel futuro e poi si smarrì
a tempo di musica
 
(Claudio Baglioni)
 
 
 

domenica 5 gennaio 2014

Buona Epifania...


I magi che arrivano dall’Oriente con i loro doni
hanno davvero segnato la fantasia degli uomini nella storia:
forse per quel non so che di esotico che portano con sé,
tutti siamo rimasti affascinati da queste strane figure del Natale
e nel cuore portiamo l’immagine infantile delle statuine da aggiungere il giorno dell’Epifania,
come ultimo tocco al presepe.
Attenti, però, a non ridurre l’Epifania ad una favoletta edificante.
Prendiamo con grande serietà il racconto di Matteo, che è anzitutto sintesi teologica,

messaggio di fede, senza però dimenticare i parecchi appigli storici che vi si riscontrano.
Mosaico biblico
A chi conosce bene la Bibbia (ah, se fossimo tra questi!) salta subito agli occhi

il mosaico di allusioni e di riferimenti che compongono questo testo.
L’intento di Matteo è chiaro.
Lui, ebreo, scrive il suo Vangelo per una comunità di ebrei-cristiani

e desidera spalancare loro lo sguardo:
il Messia è venuto ed è veramente l’atteso delle genti, non soltanto il pastore di Israele.
Come ogni piccola comunità che deve sopravvivere in mezzo a culture aggressive,

lungo la propria storia Israele si era rinchiusa come minoranza blindata allergica allo straniero, perdendo lo smalto primigenio e dimenticando di essere il popolo
che doveva portare a tutti i popoli il volto del Dio misterioso
che si era raccontato ad Abramo e ai padri.
E, stupore! Tra i primi ad accogliere il Messia sono sì gli israeliti, ma i dimenticati, i poveri:

Maria, Giuseppe, i pastori.
Dio non viene accolto dal potente partito dei sadducei,
non dal Sommo Sacerdote o dai farisei, i devoti tra i devoti.
E, stupore! gli stranieri, i reietti, i “non-popolo”, i “cani” riconoscono il volto di Dio.

Dio vuole svelarsi a tutti, vuole raggiungere ogni uomo, ogni nazione.
L’intento di Matteo, dicevamo, è lineare:
Gesù è venuto per essere riconosciuto da ogni popolo,
qui raffigurato dai misteriosi magi d’Oriente.
Ma c’è di più: il grande Levi pubblicano, diventato scriba del regno,

riesce a tirar fuori dalla sua penna alcune sottolineature per me scrivo
e per te che leggi con passione.
Maghi e maghetti
I magi erano degli astrologi orientali, probabilmente ricchi,

in modo tale da potersi permettere di seguire il proprio hobby,
e proprio un evento cosmico (la nascita di una stella? una congiunzione astrale?)
li aveva fatti partire.
La teoria era semplice: ad un evento siderale doveva corrispondere un evento terreno.

Così il loro viaggio li porta naturalmente a cercare un re nella vicina terra di Palestina.
E qui incontrano il re-fantoccio Erode, tanto crudele e cinico da poter vivere suddito di Roma

e costruire comunque un piccolo impero.
Erode si sbalordisce: che ne sa lui delle vecchie teorie dei creduloni? Il messia? Il nuovo Davide?
Ma era lui adesso il re!
Erode diventa improvvisamente devoto e cerca una risposta

in chi la Scrittura la conosce bene.
Gli scribi danno la risposta esatta: il Messia doveva discendere dalla casa di Davide

e quindi nascere nella città del pane, Betlemme, pochi chilometri a sud di Gerusalemme.
Quale pensiero avrà attraversato la mente dei magi? Un re, quindi, non c’era?

E cos’era questa storia del mandato da Dio?
La stella riappare e gioiscono!
Arrivano a Betlemme e si prostrano davanti alla madre e al bambino, offrendo i loro doni perlomeno curiosi.
Di più
Matteo ci sta dicendo: “Se vuoi davvero scoprire la presenza devi metterti in viaggio,

anche se non è la fede che ti motiva”.
I magi sono non-credenti, cercano la verità, una risposta alle loro teorie,

seguono una stella che li porti a confermare la loro ricerca.
Sono onesti, si mettono in gioco, si lasciano interpellare anche da idee diverse

(le Scritture per loro erano… arabo!) e alla fine trovano Dio.
Sono l’immagine – questi strani orientali – di tutti quegli uomini e quelle donne
che vogliono scoprire il senso della loro vita,
dei tanti che nella storia hanno cercato nell’arte, nel pensiero, nella civiltà,
le tracce della verità.
E che alla fine trovano Dio.
È splendido ciò che Matteo afferma:

una ricerca onesta e dinamica della verità ci porta fin davanti alla grotta
dove Dio svela il suo tenero volto di bambino.
Non troveranno mai il Messia Erode e i sacerdoti e gli scribi.

Erode considera Dio un avversario, un concorrente: se Dio c’è gli ruba il posto.
Quanti ne conosco di Erodi! Quelli che pensano che Dio sia la negazione dell’uomo

e il cristianesimo la morte della felicità umana
(noi cristiani qualche responsabilità ce l’abbiamo, ma questo è un altro penoso discorso!).
E gli scribi? Turisti del sacro, dotti conoscitori della Scrittura,

vanno a Messa tutte le domeniche (anzi più volte a settimana),
fanno la preghiera quotidiana e seguono un corso biblico.
Sanno, conoscono tutto di Dio.
Da Gerusalemme a Betlemme ci sono pochi chilometri.
E boia se escono dal loro palazzo!

Conoscono Dio sulla carta, nella loro mente illuminata, ma non nel loro cuore.
Eccoli
Eccoli davanti alla grotta i cercatori di Dio, che offrono… che cosa?
Offrono all’infante dei regali improbabili (ci sarà dietro la forzatura teologica di Matteo?),

pieni di verità e di stupore: offrono l’oro per chi riconosce nel bambino il re;
l’incenso per chi riconosce nel bambino la presenza di Dio; e… la mirra?
Che regalo di pessimo gusto! L’unguento usato per imbalsamare i cadaveri!
Questo bambino già vive la contraddizione della morte, del rifiuto, del dono totale di sé.
E noi? Voglia di essere un po’ Magi?


(Paolo Curtaz)


 
 
Buona Epifania
 
 
 

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