domenica 5 gennaio 2014

Buona Epifania...


I magi che arrivano dall’Oriente con i loro doni
hanno davvero segnato la fantasia degli uomini nella storia:
forse per quel non so che di esotico che portano con sé,
tutti siamo rimasti affascinati da queste strane figure del Natale
e nel cuore portiamo l’immagine infantile delle statuine da aggiungere il giorno dell’Epifania,
come ultimo tocco al presepe.
Attenti, però, a non ridurre l’Epifania ad una favoletta edificante.
Prendiamo con grande serietà il racconto di Matteo, che è anzitutto sintesi teologica,

messaggio di fede, senza però dimenticare i parecchi appigli storici che vi si riscontrano.
Mosaico biblico
A chi conosce bene la Bibbia (ah, se fossimo tra questi!) salta subito agli occhi

il mosaico di allusioni e di riferimenti che compongono questo testo.
L’intento di Matteo è chiaro.
Lui, ebreo, scrive il suo Vangelo per una comunità di ebrei-cristiani

e desidera spalancare loro lo sguardo:
il Messia è venuto ed è veramente l’atteso delle genti, non soltanto il pastore di Israele.
Come ogni piccola comunità che deve sopravvivere in mezzo a culture aggressive,

lungo la propria storia Israele si era rinchiusa come minoranza blindata allergica allo straniero, perdendo lo smalto primigenio e dimenticando di essere il popolo
che doveva portare a tutti i popoli il volto del Dio misterioso
che si era raccontato ad Abramo e ai padri.
E, stupore! Tra i primi ad accogliere il Messia sono sì gli israeliti, ma i dimenticati, i poveri:

Maria, Giuseppe, i pastori.
Dio non viene accolto dal potente partito dei sadducei,
non dal Sommo Sacerdote o dai farisei, i devoti tra i devoti.
E, stupore! gli stranieri, i reietti, i “non-popolo”, i “cani” riconoscono il volto di Dio.

Dio vuole svelarsi a tutti, vuole raggiungere ogni uomo, ogni nazione.
L’intento di Matteo, dicevamo, è lineare:
Gesù è venuto per essere riconosciuto da ogni popolo,
qui raffigurato dai misteriosi magi d’Oriente.
Ma c’è di più: il grande Levi pubblicano, diventato scriba del regno,

riesce a tirar fuori dalla sua penna alcune sottolineature per me scrivo
e per te che leggi con passione.
Maghi e maghetti
I magi erano degli astrologi orientali, probabilmente ricchi,

in modo tale da potersi permettere di seguire il proprio hobby,
e proprio un evento cosmico (la nascita di una stella? una congiunzione astrale?)
li aveva fatti partire.
La teoria era semplice: ad un evento siderale doveva corrispondere un evento terreno.

Così il loro viaggio li porta naturalmente a cercare un re nella vicina terra di Palestina.
E qui incontrano il re-fantoccio Erode, tanto crudele e cinico da poter vivere suddito di Roma

e costruire comunque un piccolo impero.
Erode si sbalordisce: che ne sa lui delle vecchie teorie dei creduloni? Il messia? Il nuovo Davide?
Ma era lui adesso il re!
Erode diventa improvvisamente devoto e cerca una risposta

in chi la Scrittura la conosce bene.
Gli scribi danno la risposta esatta: il Messia doveva discendere dalla casa di Davide

e quindi nascere nella città del pane, Betlemme, pochi chilometri a sud di Gerusalemme.
Quale pensiero avrà attraversato la mente dei magi? Un re, quindi, non c’era?

E cos’era questa storia del mandato da Dio?
La stella riappare e gioiscono!
Arrivano a Betlemme e si prostrano davanti alla madre e al bambino, offrendo i loro doni perlomeno curiosi.
Di più
Matteo ci sta dicendo: “Se vuoi davvero scoprire la presenza devi metterti in viaggio,

anche se non è la fede che ti motiva”.
I magi sono non-credenti, cercano la verità, una risposta alle loro teorie,

seguono una stella che li porti a confermare la loro ricerca.
Sono onesti, si mettono in gioco, si lasciano interpellare anche da idee diverse

(le Scritture per loro erano… arabo!) e alla fine trovano Dio.
Sono l’immagine – questi strani orientali – di tutti quegli uomini e quelle donne
che vogliono scoprire il senso della loro vita,
dei tanti che nella storia hanno cercato nell’arte, nel pensiero, nella civiltà,
le tracce della verità.
E che alla fine trovano Dio.
È splendido ciò che Matteo afferma:

una ricerca onesta e dinamica della verità ci porta fin davanti alla grotta
dove Dio svela il suo tenero volto di bambino.
Non troveranno mai il Messia Erode e i sacerdoti e gli scribi.

Erode considera Dio un avversario, un concorrente: se Dio c’è gli ruba il posto.
Quanti ne conosco di Erodi! Quelli che pensano che Dio sia la negazione dell’uomo

e il cristianesimo la morte della felicità umana
(noi cristiani qualche responsabilità ce l’abbiamo, ma questo è un altro penoso discorso!).
E gli scribi? Turisti del sacro, dotti conoscitori della Scrittura,

vanno a Messa tutte le domeniche (anzi più volte a settimana),
fanno la preghiera quotidiana e seguono un corso biblico.
Sanno, conoscono tutto di Dio.
Da Gerusalemme a Betlemme ci sono pochi chilometri.
E boia se escono dal loro palazzo!

Conoscono Dio sulla carta, nella loro mente illuminata, ma non nel loro cuore.
Eccoli
Eccoli davanti alla grotta i cercatori di Dio, che offrono… che cosa?
Offrono all’infante dei regali improbabili (ci sarà dietro la forzatura teologica di Matteo?),

pieni di verità e di stupore: offrono l’oro per chi riconosce nel bambino il re;
l’incenso per chi riconosce nel bambino la presenza di Dio; e… la mirra?
Che regalo di pessimo gusto! L’unguento usato per imbalsamare i cadaveri!
Questo bambino già vive la contraddizione della morte, del rifiuto, del dono totale di sé.
E noi? Voglia di essere un po’ Magi?


(Paolo Curtaz)


 
 
Buona Epifania
 
 
 


1 commento:

  1. Ciao Lella
    L'Epifania è trascorsa come tutte le altre feste. E noi siamo di nuovo a vivere i nostri giorni di sempre con alti e bassi, di umori, di salute e di varie condizioni. Ma non è che le passate festività li aveva cancellati, e che eravamo volutamente distratti da altri pensieri più belli.
    Baciobacio

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